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Il giorno dopo aver ricevuto il consenso, lo
Scimmiotto parte e dopo poco si ritrova sulla sua amata montagna.
L’accoglienza è delle più belle, infatti tutte
le altre scimmie lo accolgono con grida e pianti, urlando anche delle
frasi come “lunga vita al re”. Dopo i tanti festeggiamenti,
iniziarono a fare delle esclamazioni, o meglio delle domande in cui
chiedevano al loro re perchè era tornato solo dopo tantissimo
tempo lasciandoli nei guai. Infatti dopo la sua partenza, un demone
era messo a tormentarli impadronendosi della grotta e peggio ancora
portandosi via molti bambini. Nonostante tutto però erano felici
perché adesso il loro amato sovrano era tornato. Dopo aver
udito i suoi fedeli, lo scimmiotto chiese chi fosse il demone che
si era permesso di compiere questo imperdonabile atto, aggiungendo
che voleva altre informazioni e cosa più importante vendicarsi
del gravissimo atto. I fedeli seguaci gli dissero che si chiamava
Demone della Distruzione e che viveva a nord.
Senza pensarci due volte, Il re Scimmiotto partì su di una
nuvola ed in pochissimo tempo arrivò alla dimora del demone,
il quale subito prese tutte le sue armi e si preparò a combattere
con la scimmia. Il demone si riteneva molto superiore al punto tale
che appena lo vide scoppiò a ridere, questo perché lo
Scimmiotto era molto minuto, ma il saggio Scimmiotto non perse tempo
ed attaccò il demone. Dopo una serie di pesanti colpi decise
di eseguire una delle sue trasformazioni, forse una delle migliori:
si strappò dei peli dal corpo ed ognuno di essi diede vita
ad una scimmia uguale a lui. Fatto questo, approfittandone, Scimmiotto
prese la spada del demone e con quella gli spaccò il cranio.
Fatto questo liberò le scimmiotte tenute prigioniere dal mostro.
Nonostante avesse vinto lo scontro con il demone, lo Scimmiotto si
rese conto che non aveva alcuna arma per difendersi dai nemici, così
decise di recarsi in una città. Arrivato trovò un arsenale
con centinaia di armi di ogni tipo che prese e consegnò ai
sui sudditi, ma nonostante fossero armati benissimo, non era soddisfatto
della scimitarra del Demone della Distruzione e decise di cercarne
una per sè. A questo punto prese una decisione: cercare un’arma
nel Regno del Mare.
Presa la decisione recò nel palazzo del Drago del Mare Orientale.
Giunto sul posto, uno Yaksha lo fece entrare al cospetto del Drago.
A questo punto Scimmiotto iniziò ad esaminare molte armi, ma
nessuna di quelle presenti riuscivano a soddisfarlo poichè
erano tutte troppo leggere. Ad un certo punto però Mamma Drago
e sua figlia gli dissero che nel loro Tesoro c'era il ferro magico
col quale fu sbattuto e spianato il letto della Via Lattea. Con giogaia,
lo Scimmiotto andò a guardare lo strumento: questi era un grosso
pilastro di ferro, lungo circa sei metri. Lo Scimmiotto lo prese e
dopo averlo esaminato si rese conto che era troppo lungo e grasso
per lui, ma mentre stava per rinunciarci avvenne qualcosa di particolare:
immediatamente il pilastro si accorciò. Lo Scimmiotto era molto
soddisfatto per la sua nuova conquista e dopo aver ringraziato il
Drago gli chiese se fosse stato possibile un vestito da abbinare al
pilastro di ferro, ma questa volta per sua sfortuna il Drago rispose
che non aveva niente del genere. Lo Scimmiotto si spazientì
e minacciò di attaccare il drago, ma questi si spaventò
e chiamò i suoi fratelli, i Draghi dei mari Meridionale, Settentrionale
e Occidentale. Dopo poco questi trovarono dei vestiti e li porsero
a Scimmiotto, che si ritenne molto soddisfatto ed uscendo passò
davanti ai Draghi e gridò loro in faccia di essere degli sporchi
vigliacchi.
Lo Scimmiotto ritornò alla sua montagna e con immenso orgoglio
mostrò a tutti i suoi sudditi il ferro appena conquistato.
Successivamente, dopo un grande banchetto il re si mise a dormire
e nel sonno due uomini lo catturarono, legarono e trascinarono via.
Dopo un poco, quando aprì gli occhi vide una targa in ferro
con scritto: "Regno dell'Ombra". A questo punto Scimmiotto
capì di essere capitato nel regno di Yama, doveva quindi cercare
di liberarsi, per questo dopo aver ingrandito il bastone che teneva
nascosto picchiò i due assalitori e si liberò, giungendo
di fronte ai Dieci Giudici dei Morti. In quel posto erano presenti
i registri di tutte le persone e gli animali del mondo con le loro
date di morte; a questo punto la scimmia impose di cancellare, oltre
alla sua, anche quella di tutti i suoi sudditi, che guadagnarono così
l'immortalità.
Il tempo iniziò a passare ed un giorno giunsero all'Imperatore
di Giada, il quale era a Castel di Nuvole dalle Porte d'Oro, moltissime
lamentele da parte delle persone che lo Scimmiotto aveva minacciato:
in particolare i Draghi ed i Giudici. L’imperatore Giada, invece
di punirlo, decise di dargli un incarico nel Regno dei Cieli, in modo
da tenerlo tranquillo. Dopo aver presso questa decisione, passò
un poco di tempo e lo Spirito del Pianeta Venere venne a prendere
lo Scimmiotto e portato di fronte all'Imperatore. Qui Scimmiotto fu
nominato “Pi-ma-wên” nelle Scuderie. Lo Scimmiotto
era contentissimo del suo ruolo, ma quando un giorno chiese il significato
del suo ruolo si infuriò e si recò dalle sue scimmie
perché i suoi collaboratori spiegarono che era un grado troppo
basso nella gerarchia per essere considerato. Arrivato scoprì
un’altra cosa che non gi avrebbe fatto piacere: mentre in Cielo
erano passate solo due settimane, sulla Terra erano trascorsi dieci
anni. Nel frattempo in Cielo si accorsero della sua essenza e l'imperatore
decise di punire lo Scimmiotto per la sua fuga. L’imperatore
chiamò Vaisravana e suo figlio Natha e organizzarono un grande
esercito che mossero contro il re Scimmiotto. Il re Scimmiotto sconfisse
in duello Natha e l'Imperatore, vista la sua grande forza, decise
di interrompere la guerra, richiamando in Cielo la scimmia e dandogli
il titolo di "Grande Saggio, l'Eguale del Cielo".
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